"一口气,从雅典横渡到北京/让每一个人都拥有世界级的竞技舞台。/中国网通,以先进的宽带技术,构建通达世界的通信网络,全力支持北京2008年奥运会。/中国网 宽天下"
(中国网通形象广告)

"In one breath, from Athens to Beijing/Let everyone have a global competition stage./China Unicom, thanks to an advanced broadband technology, creates a world communication network, and fully supports Beijing 2008 Olympics./China network broadens the Tianxia"
(China Unicom corporate advertisement)

"In un respiro, da Atene a Pechino/In modo che tutti possano stare su un palcoscenico mondiale./China Unicom, grazie ad un'avanzata tecnologia broadband, crea una rete di comunicazione globale e supporta le Olimpiadi di Pechino 2008./China Unicom amplia il Tianxia"
(pubblicità corporate di China Unicom)

2012-06-04

I RISULTATI DEI PORNO TESTIMONIAL...

Ad integrazione del commento al post dell'altro giorno, vorrei segnalare che la campagna ha vinto il premio per la Sezione Unconventional e Premio Speciale Istituto degli Innocenti per la tutela dell'infanzia quest'anno, a Society&Social. 


La campagna aveva come target quello dei "sex surfers" e la scelta dei due testimonial è stata motivata dalla necessità di non farli sentire in colpa, ma - anzi - coinvolgerli nel riportare i casi di pornografia infantile nei quali spesso si imbattono. E a quanto pare ci è riuscita, visto che i casi riportati sono triplicati!!!
Ringrazio Gianna di Adee (Ad European Events) per l'immagine. E inserisco anche due foto di Pussykat in versione asiatica (Japan schoolgirl) e cinese (Chinese New Year). Questo post, alla fin fine, con l'Asia e la Cina c'entra, eccome! Anche se non credo approfondirò l'argomento nello specifico...per lo meno non qui!

2012-06-02

MITI D'OGGI: ROCCO, PUSSYKAT E LA PORNOGRAFIA INFANTILE

Eccomi qui - finalmente! - per concludere questa serie di post che erano scaturiti, come avevo scritto in origine, in seguito alla notizia di una campagna sociale che mi aveva lasciato un po' così. 
Abbiamo capito che le star della pornografia possono fare grandi cose: testimonial pubblicitari, tronisti, giudici di gara, padri di famiglia, docenti universitari, ecc. Non avevo ancora visto, sinceramente, star della pornografia mettere la faccia contro la pornografia infantile. La campagna è stata lanciata quest'anno da Child Focus, un'associazione belga creata a seguito del caso Marc Dutroux che sconvolse il paese alla fine degli anni '90. Ho letto vari post online e sicuramente passerò per bacchettona: in realtà e ovviamente sono a favore di questa campagna, solo i testimonial e i linguaggi utilizzati mi sembrano troppo inerenti alla sfera pornografica per essere d'impatto agli occhi di chi, evidentemente, consuma pornografia e pornografia infantile. O perfettamente sconosciuti agli occhi di chi non bazzica per i siti porno. Sono un po' scettica a definire questa campagna "coraggiosa" o "creativa", ecco tutto. Vi incollo qui di seguito le due versioni della campagna stampa, che vede protagonisti:

Il nostro Rocco Siffredi, attore porno italiano

















Pussykat, attrice porno francese
















I copies recitano, in soldoni, che la pornografia infantile non è pornografia, ma è un abuso sessuale. E che entrambi gli attori non la condividono. Lo scopo della campagna è quello di far segnalare i video di questo tipo al sito www.stopchildporno.be, nel completo anonimato. 
La campagna è stata diffusa anche con un video, che vede protagonista Pussykat mentre si prepara per entrare in scena:


Mi pare che questa campagna dia un po' troppo spazio ai due testimonial che, se non sbaglio, sono già molto impegnati. Ovviamente, in Italia, non è stata mai lanciata una campagna contro la pedopornografia online, anche se presumo i numeri aumentino anche da noi. Così ho fatto una piccola ricerca su Youtube e ho notato, tra quelle che ho trovato, queste due campagne che mi sembrano più d'impatto:


Qui i protagonisti sono i bambini di vari paesi del mondo, che si esprimono nelle loro lingue. Dicendo cose sensate in maniera matura. La cosa importante, a mio avviso, è che vengono forniti dei dati che - proprio perché allarmanti - dovrebbero spingere all'azione o perlomeno a una presa di conoscenza di un problema sociale. Di cui, come spesso succede, non si parla affatto (o abbastanza).


In questa campagna, la protagonista è una bambina e quello che emerge dal video - a differenza della campagna con Rocco e Pussykat - è il contesto in cui questi bambini vivono (spesso e volentieri di povertà) e i volti di chi li obbliga a spogliarsi e a "fare cose" davanti alle telecamere. Che poi circolano in tutto il mondo.

Non so se questo sia il sito più aggiornato, ma se qualcuno di voi si imbatte in materiale di questo tipo e vuole fare una segnalazione anonima, qui c'è scritto come fare:
Concluderei in "bellezza", con questa campagna contro il turismo sessuale:


e questo video che riporta un documentario trasmesso da RaiNews24:
http://www.rainews24.rai.it/it/canale-tv.php?id=18702

2012-05-01

MITI D'OGGI: ROCCO E LA PATATA (2)

Ben ritrovati...purtroppo ho lasciato passare troppo tempo e l'argomento di cui volevo scrivere in questo post è stato rimosso...vedrò di rimediare...
Entriamo adesso nel sito, la cui homepage si apre su questa immagine (che vedete qui sotto): all'interno della televisione - un po' superata, come modello! - si può vedere la campagna di reclutamento di Miss Patata 2012, descritta nel post precedente.
Lo slogan della campagna è: "Croccante dentro, salata fuori", come si vede scritto anche in questa immagine, sotto la scritta in giallo "Miss Patata". Il marchio Amica Chips è posizionato in alto a destra (ci terrei a precisare che lo slogan ufficiale di Amica Chips è "La patata tira", come si vede nella home page del sito aziendale).


L'apparecchio televisivo è incorniciato da confezioni di patatine (la maggior parte delle quali a me sconosciute, ma probabilmente si tratta di nuovi prodotti...) e da una modella "in salsa pop", a metà tra una casalinga americana anni '50 e una Suicide Girl, con piercing e capelli costretti in enormi bigodini rosa, con labbra e smalto fucsia. Gli occhi sono sgranati, la bocca è aperta: è una bambolina sexy stupita. Le confezioni di patatine, invece, sono in qualche modo "umanizzate", in quanto in possesso di mani: dall'alto al basso, fanno il segno di vittoria, indicano (stile campagna "I want you!"), approvano, telefonano...l'ultima confezione tiene in mano una sorta di brochure, con l'immagine di una donna molto diversa dalla "casalinga pop".
Ingrandendo la foto, mi sono accorta che sotto ai pulsanti della TV si trova una foto del tronista Rocco Siffredi, con - appena un po' più sotto - due bollini: nel giallo c'è scritto "Rocco Certified" (garanzia di qualità! D'altra parte, lui le ha provate tutte...) e nel blu, invece, c'è una confezione blu di patatine "Nasty Patata" (potrei sbagliarmi perché è scritto in piccolo...l'alternativa potrebbe essere "Tasty Patata"...in entrambi in casi, ma decisamente più nel primo, il riferimento sessuale è abbastanza esplicito).
Quando volevo scrivere il post, questa homepage aveva due link accessibili, dove adesso c'è "visualizza la classifica": uno in rosso (dove compariva la scritta "Sei una patata? Clicca qui" - di questo sono sicura al 99%) e uno in blu (dove compariva una scritta del tipo "Sei un intenditore di patata? Clicca qui"). I due collegamenti aprivano altrettante pagine web dove, da un lato le ragazze si proponevano per il casting, dall'altro venivano visualizzati - forse votati? - i profili delle aspiranti Miss Patata 2012.
Ho appena controllato: questo link permette di vedere tutte le 1.242 iscritte, ma non solo: nel caso in cui le candidate abbiano fornito un profilo, fotografie o video, si possono conoscere e votare. Tra i nomi più simpatici: piccolaetenera, Croccante Monella, La Patata Riccia, patatonagrande, Nanetta, ecc. Le foto sono 5.254 e si vedono tutte qui (tra l'altro, vedo che nella foto del profilo qualcuno usa immagini di cantanti ed attrici, nomi di cantanti ed attrici e qualcuno si è iscritto con i profili della mamma o della nonna...questo rispetta la legge sulla privacy? Se qualcuno avesse usato una mia foto iscrivendomi come, che ne so, "Patapuppin", non sarei proprio contenta...lol). E ci sono anche dei video. Dimenticavo! Ci sono anche i nuovi spot TV: l'unico che ho visto racconta la storia di tre amiche, una delle quali si è innamorata di un belloccio che non la considera e la decisione che lei prende è quella di andare in palestra per migliorare la propria immagine... le amiche invece la consolano facendole mangiare patatine, ricordandole che non occorre essere belle! Si può essere anche (solo) simpatiche...le amiche la rincuorano. A dire il vero, nelle poche presentazioni/descrizioni delle aspiranti che ho visto, molte hanno gli stessi sogni di Miss Italia: sognano di salvare il mondo! Diventando Miss Patata???


Prima di concludere (sinceramente, vorrei evitare di ritrovarmi a scrivere cose su campagne pubblicitarie del genere, ma opterò per dare spazio a cose più importanti, che spazio non trovano): questa che vedete qui sopra è l'immagine dell'unica pagina alla quale si ha accesso dal sito, oggi. Oltre alla classifica, con i nomi e i voti, ma anche la città che hanno indicato come preferenza per il casting, si vedono sei tipi di patata...non a caso: due rosse (una vamp in bicicletta e una sportiva con i guantoni da pugile); due bionde (la casalinga e la simpatica un po' stile "secchiona", con gli occhiali enormi tanto di moda adesso), due more (una che forse sta leggendo - ma sarebbe decisamente troppo, la categoria della patata intelligente o colta non è contemplata, stranamente - e una che sfoggia una capigliatura afro e incarna la bellezza "etnica"/alternativa).
Ecco. Quello che ha me sconvolge, di tutto questo, è il numero di ragazze/i, mamme e nonne che hanno preso parte a questa campagna, oltre alla natura e ai linguaggi della campagna stessa. Che è l'ennesima possibilità che abbiamo per non pensare a cose più importante che stanno succedendo là fuori, in Italia e nel mondo. A voi la decisione. Per concludere in bellezza, a mo' di ciliegina sulla torta, vi saluto con la coccarda di "Cadetta patata". Come vedete, "thumbs up". 


Da oggi in poi, invece, io dico bye-bye ad Amica Chips: quasi quasi passo alle patatine della San Carlo che, pur avendo un sito internet molto più modesto, non sventolano qualità e certificazioni, campagne per associazioni di bambini in difficoltà con foto ed eventi di patate e Miss Patate varie (come invece fa Amica Chips, pulendosi la coscienza in maniera becera!). Qui sotto un'immagine tratta dal sito, in data odierna, che immortala questo accostamento - a mio avviso - di pessimo, pessimo gusto. Charity (il progetto I bambini delle fate) affiancata a soft-pornography (notate come il riferimento a Miss Patata)...thumbs down (both!)


P.S. Segnalo anche l'intervista a Rocco rilasciata a Vanity Fair (forse era questa la rivista che avevo letto dalla parrucchiera...) Nella prima pagina si racconta come lo spot era stato censurato dal Giurì di autodisciplina pubblicitaria per VOLGARITA', INDECENZA, MERCIFICAZIONE DELLA DONNA...e, cosa succede? Un paio di pagine dopo, il testimonial ammette che Miss Patata non dovrà essere "una f..a di legno" e che la prima regola è "mai lasciare una donna a metà perché non ce la si fa"...complimenti, Rocco! Continua così! Io purtroppo non posso essere esplicita - forse rischierei la galera e di certo non verrei intervistata o chiamata all'università a fare lezione di "etica della comunicazione"! - ma vi scrivo le keywords: testa - legno - c...o. 
Concordo con Baudrillard: "La pubblicità è un dominio immorale, e sta qui d'altronde la sua grandezza". E il bello, l'ultimo post, deve ancora venire!

2012-04-03

MITI D'OGGI: ROCCO E LA PATATA (1)

Di recente, una collega - S., che ringrazio molto per avermi stimolato a dare spazio a questo argomento! - mi ha parlato di una nuova campagna sociale che è stata appena lanciata, di cui scriverò in un post successivo. E' necessario pero' che prima scriva questo post...per introdurre un po' l'argomento.
Spesso a lezione, parlando delle pubblicità italiane che hanno suscitato più scalpore negli ultimi anni prima di arrivare alla realtà cinese, gli studenti fanno riferimento quasi tutti allo stesso spot: quello di Amica Chips.
Per chi l'avesse rimosso, propongo qui un breve riassunto: il testimonial è l'attore porno Rocco Siffredi che, in vestaglia di seta, cammina in una villa che ricorda la Playboy Mansion (la villa del fondatore della rivista Playboy, l'84enne Hugh Hefner), attorniato da ragazze-conigliette in costume e coi tacchi provenienti da vari paesi del mondo, mentre sgranocchia patatine e dice una serie di cose non proprio carine, tutte incentrate sul doppio senso della parola "patata". Rocco si confessa davanti alle telecamere e, in qualità di vero intenditore, dice: "io di patatine ne ho prese tante...le ho provate tutte...le mangiavo così, senza tanti complimenti...anche tre alla volta...fidati di uno che le ha provate tutte", e via discorrendo. In chiusura: la canzone Daddy Cool.
La trasmissione dello spot - ancora all'epoca - aveva creato un certo scalpore, tanto che la AFC (Associazione Famiglie Cattoliche) aveva richiesto all'autorità competente di censurare lo spot, perché ritenuto offensivo nei confronti delle donne e dei bambini. Le femministe, nel frattempo, non so se c'erano e se c'erano forse dormivano. E secondo voi è servito? Assolutamente no!
In realtà, come spiega questo video, dal momento della censura in poi è iniziato un vero e proprio tormentone mediatico e pubblicitario, ma il "dibattito" che è ne è scaturito - come al solito - non ha fatto altro che amplificare la campagna pubblicitaria (piuttosto che farci interrogare - TUTTI - sui modelli e sui valori veicolati dallo spot). Infatti, lo spot continua ad essere reperibile in internet, nella versione integrale, nella versione rinnovata (in cui il testimonial è Omar Monti, che ha partecipato a La pupa e il secchione, e dove si fa riferimento esplicito all'avvenuta censura) e in tutte le versioni parodiche che sono state successivamente create e diffuse online (la cosa più inquietante è che tantissime sono state girate nelle scuole da ragazzi e ragazze molto giovani, come questa).
Soprattutto grazie a questa ridondanza di discorsi attorno allo spot "incriminato", oggi Rocco Siffredi non è più solo un attore "particolarmente dotato", ma è diventato una vera e propria star mediatica, un testimonial d'eccezione e un modello da imitare che viene anche invitato all'Università a parlare agli studenti (in questo video, ad esempio, lo vediamo a Roma, all'università La Sapienza, mentre parla agli studenti per sensibilizzarli contro l'uso dell'alcool...sinceramente, mi aspettavo parlasse di prevenzione dall'Aids...). Come sentirete nel video, Rocco viene osannato da Ceccherini come la persona più "dolce, "tenera, "buona" e "vera" del mondo. E bravo Rocco! Poco importa se durante la lezione si parla - senza tanti giri di parole - di "prenderlo o darlo", "doppia penetrazione", "igiene psicologica e fisica", ecc. 
In effetti, il "caso Amica Chips" mi era tornato in mente, non tanto tempo fa: dalla parrucchiera, mi era capitata tra le mani una rivista che dedicava fior fiore di intervista a Rocco, che ne usciva dipinto come un marito e un papà coi fiocchi, una persona che lavora sodo per mantenere la famiglia cosa che, tra l'altro, non metto in dubbio (credo il suo sia un lavoro molto faticoso, ma credo anche che pigli soldi a palate). Mi sono chiesta che faccia avrebbe fatto Roland Barthes se fosse stato in fila con me per tagliarsi i capelli e avesse preso in mano la stessa rivista... lol.
Mi ero illusa, comunque, che la vicenda delle Amica Chips si fosse fermata, invece...guardate un po' cos'ho trovato sbirciando su Youtube, ieri???
Lo spot per il casting di Miss Patata 2012...al grido di "Mostra la Miss Patata che c'è in te!", lo spot alterna immagini di ragazze costruite come "belle" (sono vestite solo con i sacchetti trasparenti delle patatine Amica Chips, magre e maliziose...anzi vogliose),

Una delle tante "belle e vogliose" dello spot

all'immagine di una ragazza che è costruita come "meno bella", se non addirittura "brutta" (è più rotonda, l'unica che è completamente vestita e, vista la sua pietosa performance mentre canta "...l'unico frutto dell'amor...è la patata...è la patata...", può risultare solo simpatica...anche perché parla con un forte accento del Nord-est! Pero', a differenza delle altre che - seguendo il classico stereotipo di "bella ma stupida" - stanno zitte, lei almeno parla... è forse un esemplare della razza in via d'estinzione "patata intelligente"?). 

L'unica "bruttina ma simpatica" (e dotata di parola) dello spot

Comunque, come rassicura la voce femminile fuori campo: "Ricorda...non occorre essere bella...serve creatività e simpatia". Evviva. Possiamo partecipare tutte...non siete contente? Lo spot si chiude con il pay-off "Croccante dentro, salata fuori". No comment.
Ma tutte queste "patate" che si presenteranno alla selezione (e nel prossimo post parleremo di questo...), chi le giudica??? Ovvio...colui che le ha provate tutte e ne ha prese tante: Rocco! Come dice la voce fuori campo, "Rocco ti aspetta per la selezione finale", che si terrà il 16 giugno. Essendo già salito in cattedra alla Sapienza, mi pare il minimo che salga sul trono e assista a questo gran spettacolo...

Il "re", sul trono: Rocco

TO BE CONTINUED...

P.S. Ci terrei a specificare che, la prima volta che ho sentito la parola "tronista", ero convinta si riferisse ai giovani che lavorano nelle catene di negozi TRONY, non sto scherzando... invece no...d'altra parte, chi parla dei "Tronysti"? Che saranno tutti precari, stile film "Clerks" e probabilmente laureati? I media italiani? La gente che guarda la TV? No, no, ovvio che - come qualcuno mi fece notare - per "tronisti" si intendono coloro che siedono "sul trono" della trasmissione "Uomini e donne" di Maria de Filippi. Ahhh. Ma questi, sono belli e farfallini? O bruttini ma simpatici? Mica incarneranno la giusta "via di mezzo"? Nessuno si chiede, tipo, se sono intelligenti o hanno un minimo di cultura? Ciononostante, sono dei modelli che continuano a venir proposti e, presumo, seguiti. Visto che siamo nella crisi più nera, mi chiedo: quanto vengono - o venivano - pagati? Perché se venissero pagati come un giovane precario, col cavolo che salirebbero in cattedra alla Sapienza! Ma la de Filippi proprio non vuole dei "tronisti" alternativi??? Per fare una citazione colta, "Giovani, carini e disoccupati" (traduzione del film - per me "cult" - Reality Bites, del 1994, con Ethan Hawke e Winona Ryder)? 

2012-03-28

I Bachi da seta su "Red Lanterns Among Baobabs"

L’esperienza di noi Bachi da seta è iniziata quando, a fine gennaio 2012, è uscito il bando per il finanziamento alle attività autogestite dagli studenti.
Sara Z., prima firmataria del gruppo: “Ci siamo fatti incoraggiare dal successo degli eventi sulla cultura pop cinese, realizzati nel 2009 dal gruppo studentesco D.A.O. (Dottorandi Asia Orientale) dell’attuale Dipartimento di Studi sull’Asia e l’Africa Mediterranea dell’Università Ca’ Foscari per fare domanda per un finanziamento, dopo aver formato un gruppo di studenti dei corsi magistrali LISAM e LICAO: i Bachi da seta, appunto”.
“Ci siamo anche proposti con un logo che ci rappresentasse”, spiega Ilaria C., del team grafico: “Il nostro simbolo è un baco da seta, che evoca direttamente l’area dei nostri studi, la Cina. Il baco ci è sembrato particolarmente rappresentativo del nostro gruppo perché è un animaletto che crea un materiale grezzo, dal quale con la lavorazione si ottiene la seta, un tessuto finissimo e pregiato. Allo stesso modo noi, alla prima esperienza organizzativa, speravamo di partire dalla nostra semplicità di studenti e perfezionarci per creare qualcosa di bello ed elaborato”.


“Abbiamo deciso di dare spazio al dialogo tra Cina e Africa” - continua la Zago - stimolati da un'idea partita dal blog della prof.ssa Puppin, a cui abbiamo chiesto di farci da curatrice scientifica, sulla rassegna "Raiding Africa", serie di corti girati da registi africani sulla Cina, proiettata al Festival del Cinema Africano, dell’Asia e dell’America Latina (Milano)”.
L’elaborazione di una locandina “d’effetto” ha richiesto ore di lavoro per i tre Bachi del team grafico: Ilaria, Nicola e Sonia. Come racconta Nicola: “Pensando all'Africa, una delle prime cose che ci venivano in mente erano i tramonti infuocati. Per riagganciarci al titolo dell'evento abbiamo quindi cercato un baobab fotografato al tramonto, e trovare quello giusto è stata la cosa più difficile”.


L’organizzazione dell’evento è stata senz’altro impegnativa: “Abbiamo deciso di formare team di due-tre persone, in base alle capacità e preferenze di ciascuno. Ogni team si è occupato di un ambito specifico dell'organizzazione (lavoro grafico, pubblicità evento, contatti relatori, logistica...), ma ovviamente la comunicazione tra i gruppi è stata costante e le decisioni sono state prese collettivamente”, spiega Sara B., del team organizzativo.
Per quanto riguarda la scelta dei relatori, “è stata complessa e l'aiuto della prof.ssa Puppin è stato determinante, in particolare per i contatti con gli ospiti internazionali, che aveva avuto modo di conoscere l’anno scorso durante una Summer School a Pechino”, aggiunge Sara C., del team organizzativo.
Sara B. e Sara C. sono unanimi nell’affermare che: “La difficoltà più grande è stata quella di riuscire a coordinare tutti i gruppi, date le tante cose da fare e soprattutto i tempi ristretti e le varie scadenze da rispettare”. Chiara F.: “E' stato interessantissimo capire quanto lavoro e impegno ci sia dietro l'organizzazione di un evento come questo e soprattutto quanto possa essere stimolante vedere le nostre idee tradotte nella pratica”.
Su Facebook, oltre all’evento creato da Ca’ Foscari Cinema, è stata anche lanciata la pagina ufficiale dei Bachi da seta. Eugenia, responsabile della pagina: “La creazione della pagina non è stata che una minima parte di tutte le iniziative intraprese per dare visibilità all’evento, ma è stata la prima occasione per avere un riscontro diretto da parte di un possibile pubblico, in attesa della prova finale: il 13 marzo”.
E il 13 marzo, in realtà, di pubblico ce n’è stato più del previsto, segno evidente che l’argomento Cina-Africa abbia attirato l’interesse e la curiosità di molti, spinti dalla voglia di approfondire la conoscenza di una realtà sulla quale, apparentemente, ci si sofferma poco, anche nel corso dei nostri studi.
Il tema degli stereotipi, affrontato in conferenza dalla Prof.ssa Puppin, ha innescato una riflessione su come gli africani sono percepiti nell’immaginario italiano e in particolare in quello degli studenti. Sara Z.: “In quanto studenti di cinese, siamo sensibili agli stereotipi sulla Cina, ma in realtà siamo i primi ad avere molti stereotipi sull'Africa. E’ stato interessante e divertente individuarli attraverso la pubblicità: gli spot che tutti i giorni ci scorrono sotto gli occhi, sono ricchissimi di contenuti culturali da non trascurare”.
Ilaria C.: “Nell'immaginario europeo, l'Africa è il grande continente che necessita di essere salvato da fame e miseria. La Cina invece vi ha visto un partner economico. Trattando l’Africa da pari, i cinesi hanno colto il grande potenziale di questo continente, mentre noi ci limitiamo ad escluderci da queste dinamiche e a guardare con sospetto ogni possibile collaborazione di tipo commerciale ed economico. Il confronto tra l'immagine della Cina creata in due famosi quotidiani dello Zimbabwe, affrontato nell'intervento del Prof. Mano, e il contributo della Prof.ssa Zhang sul soft power cinese in Africa mi hanno dato una maggiore consapevolezza riguardo alle dinamiche che stanno cambiando gli assetti economici e diplomatici globali”.

I relatori della mattina: 
Xiaoling Zhang, Giovanna Puppin, Winston Mano 
e la moderatrice, Laura De Giorgi

Gli interventi della Prof.ssa Michieli e del Prof. Peruzzi sono stati essenziali per fornire una maggior consapevolezza sulla situazione storico-culturale del continente africano. Damiano: “Una delle peculiarità dei rapporti tra Cina e Africa sta nel fatto che l'Africa non è un soggetto unico che parla al mondo con una voce condivisa e rappresentativa. Sin dagli anni Sessanta si è sviluppata una moltitudine di relazioni economiche con caratteristiche specifiche nei vari stati africani. Pertanto le imprese cinesi si trovano a operare con persone fisiche e istituzioni politiche anche molto diverse tra loro per lingua e tradizioni. Il caso del Sudan, spiegato dalla prof.ssa Panozzo è stato per me molto interessante”.

I relatori del pomeriggio: 
Ilaria Micheli, Roberto Peruzzi, Riccardo Barlaam, Irene Panozzo 
e il moderatore, Renzo Cavalieri

“Ovviamente la Cina si muove in Africa perché ha bisogno di materie prime, fonti energetiche e un ulteriore mercato su cui espandere i propri prodotti ‘Made in China’” – continua Sara Z. – “ma non è mal vista dagli Stati africani in quanto, in cambio, costruisce infrastrutture come strade e ospedali. La Cina si pone sullo stesso piano degli africani, mentre gli Occidentali si sono sempre posti su un piano superiore, come ha messo in evidenza anche il dott. Barlaam, del Sole 24 Ore”.
Oltre al patrocinio del Dipartimento di Studi sull’Asia e l'Africa Mediterranea, l’evento ha ricevuto anche quello di Ca’ Foscari Cinema, data la presenza significativa di materiale audiovisivo. Chiara Tagliafichi: “Abbiamo puntato molto sui materiali audiovisivi perché ci sembrava che fossero più immediati e riuscissero ad attirare ulteriormente l'attenzione degli studenti. I due filmati che abbiamo scelto rappresentano due aspetti diversi della presenza cinese in Africa: “Li Xia's Salon”, girato in Cina da Omelga Mhtiyane, una giovane regista sudafricana, ci mostra l'aspetto umano dell'incontro tra i due paesi e lo scambio culturale che avviene; “When China Met Africa”, di Marc e Nick Francis invece si concentra maggiormente sugli aspetti economici e pragmatici che scaturiscono da questo incontro, dando spazio al caso specifico dello Zambia”. Inoltre il reportage fotografico sul Benin, “China in Benin” realizzato da Giulia Marchi, fotografa freelance ed ex studentessa di Ca’ Foscari, è sceso ancor più a fondo nella realtà in cui cinesi e africani convivono quotidianamente.


Marco B., studente dell'Università degli Studi di Trieste: "La giornata si è rivelata piacevole, ha offerto una panoramica generale su diversi aspetti concernenti le relazioni sino-africane, sia dal punto di vista culturale (gli interventi della mattinata) che economico-politico (quelli pomeridiani), nonché alcuni interessanti approfondimenti, quale il caso del Sudan e dello Zimbabwe. Entrambi i documenti audiovisivi si sono rivelati efficaci nel completare il quadro di quanto esposto dai relatori".
Complessivamente, per tutti i Bachi da Seta l’esperienza è stata positiva, non soltanto per l’ottima riuscita dell’evento, ma anche e soprattutto per l’opportunità di ampliare le proprie conoscenze su un tema di grande attualità, come il rapporto tra Cina e Africa. In più, ogni componente del gruppo ha avuto la soddisfazione che si prova nel lavorare duramente assieme ad altri per raggiungere un obiettivo comune, imparando così a conoscersi, a criticarsi, a farsi criticare e soprattutto a sostenersi a vicenda.

I Bachi da seta

I Bachi da seta (Nicola, Sara Z. e Damiano; Sara C., Sara B., Chiara F., Ilaria C. e Chiara T.) 
assieme ai relatori della mattina

La "Lunga Marcia" dei marchi cinesi//The "Long March" of Chinese Brands

Domani, giovedì 29 marzo, dalle ore 16 alle ore 17, in Auditorium Santa Margherita, Venezia, il Ca' Foscari Short Film Festival ospiterà la prima rassegna sulla comunicazione pubblicitaria e il branding cinese: "La 'Lunga Marcia' dei marchi cinesi".
Non perdetela!
Il programma del Ca'Foscari Short Film Festival si può scaricare a questo link: http://cafoscarishort.unive.it/?page_id=21


Tomorrow, March 29 (Thursday), from 4 to 5 p.m., in Auditorium Santa Margherita, Venice, Ca' Foscari Short Film Festival will host the first review on Chinese advertising and branding: "The 'Long March' of Chinese Brands".
Don't miss it!
The programme of the Ca' Foscari Short Film Festival can be downloaded here: http://cafoscarishort.unive.it/?page_id=21

2012-03-12

RED LANTERNS AMONG BAOBABS: CHINA AND AFRICA BETWEEN REALITY AND PERCEPTIONS

Martedì 13 marzo, Auditorium Santa Margherita, ore 9:30


Domani si terrà la conferenza internazionale “Red Lanterns Among Baobabs: Cina e Africa tra realtà e percezioni”, organizzata dal gruppo studentesco Bachi da Seta, curatrice scientifica Dott.ssa Giovanna Puppin, realizzata grazie ai fondi per le attività autogestite dagli studenti dell'Università Ca' Foscari.

L’evento è patrocinato dal Dipartimento di Studi sull’Asia e l’Africa Mediterranea e da Ca’ Foscari Cinema e prevederà non solo contributi di professori (italiani e stranieri), giornalisti ed esperti di Cina ed Africa, ma anche numerose proiezioni, alcune delle quali vengono fatte per la prima volta in ambito accademico.

Dopo i saluti iniziali, la mattinata – in lingua inglese - si strutturerà come segue:

10.00 PANEL 1 – China and Africa: Gazing at Each Other//Sguardi a confronto

Screening Li Xia’s Salon, a film by Omelga Mthiyane (South Africa/China, 2011, 22’)

Giovanna Puppin, Ca’ Foscari University Venice
“Representing the African ‘Other’ in Chinese Popular Culture”

Winston Mano, University of Westminster
“Can Africa Embrace China? A Study of How China is Framed in Zimbabwean Newspapers”

Xiaoling Zhang, University of Nottingham
“China’s Promotion of Soft Power in Africa”

Slideshow China in Benin (2009), Giulia Marchi, freelance photographer

Debate

Chair: Laura De Giorgi, Ca’ Foscari University Venice

Dopo la pausa pranzo inizierà il panel pomeridiano, che offrirà punti di vista e prospettive diverse sulle relazioni sino-africane:

13.45 PANEL 2 – Cina e Africa: ieri, oggi...e domani?//Yesterday, Today...and Tomorrow?

Ilaria Micheli, Università Ca’ Foscari Venezia, Università degli Studi di Trieste
“Afriche contemporanee, tra tradizioni, evoluzioni e prospettive”

Roberto Peruzzi, Università Ca’ Foscari Venezia
“Breve introduzione alle relazioni tra Repubblica Popolare Cinese (RPC) e Africa”

Screening When China Met Africa, un film di Marc e Nick Francis (Francia/Gran Bretagna, 2010, 75’)

Riccardo Barlaam, giornalista, Il Sole 24 Ore
“CinAfrica, il boom delle relazioni economiche dal 2000 ad oggi”

Irene Panozzo, Università degli Studi di Trieste
“La Cina e il banco di prova sudanese”

16.30 Dibattito e conclusioni

Moderatore: Renzo Cavalieri, Università Ca’ Foscari Venezia

Per informazioni: bachidaseta@gmail.com

2011-11-12

CONFERENCE ANNOUNCEMENT: PAROLE, SUONI, IMMAGINI DELLA PUBBLICITA' CINESE

Questo periodo si profila ricco di appuntamenti sulla pubblicità cinese...condivido qui un altro evento, che avrà luogo giovedì 17 novembre, nella sede Ca' Foscari di Treviso. Tutti gli interessati possono partecipare:

2011-11-08

CONFERENCE ANNOUNCEMENT: CHINESENESS AND GLOBALIZATION IN CONTEMPORARY CHINA

Nell'ambito di SHAVE - Visions of Shanghai sono lieta di annunciare la seguente conferenza che si terrà questo venerdì in Auditorium Santa Margherita:


Accorrete numerosi!

2011-09-19

"Il mercante e il dragone"

“Il Mercante e il Dragone: strategie di business e di marketing per le imprese venete in Cina”. Ecco qui il programma delle varie giornate:


2011-08-12

OMG - where are we going?

I was watching the national news on Italian television yesterday and I was shocked when I discovered that nobody mentioned the famine in the Horn of Africa. In the morning I called the Ministero degli Affari Esteri in order to ask whether there was a hot line for those who want to donate some money or send some food or basic stuff to the people in need there. They told me no (they seemed really surprised I called to ask such a "stupid" question!), but assured me that the Italian television was going to air some PSAs on this topic. Up to now, they haven't been aired yet and I wonder what they are waiting for...if they keep waiting is going to be too late!
For those who want to donate and help relieving this terrible famine, I found these two websites and would like to share them with you:

http://www.wfp.org
http//www.agire.it

Just one American dollar can help the lives of four children, and I think every little can help, in this moment. Also sharing videos on facebook and banners can help in the mobilization process (see http://www.wfp.org/stories/horn-africa-10-ways-you-can-help)

I guess yesterday I was really fighting and nervous. Unexpectedly, my day started in a very quiet way, with a view of the Olympic PSAs that were broadcast in China just before the Beijing 2008 Olympics...to my astonishment, I discovered that many PSAs were about saving resources. And this was good.

What is not good is that it seems they didn't work at all, even though they were produced and aired just a couple of years ago. During my last stay in Beijing I discovered the air conditioning was always set at 18 degrees, no matter if I found myself in a restaurant, in the lobby of my dorm, or in the tube. It was freezing inside public spaces, while outside it was really hot. I became very fussy about this and I kept complaining, saying that it was actually a waste and resources can come to an end. Moreover, too much air conditioning is no good for your health. They didn't seem to care that much. This attitude made me mad. I'm not saying that Italy is better: on the contrary, we don't get as many PSAs as they do there, and I think it is really a waste to produce and air PSAs without finding a way to make them useful through the years.

And the second thing that made me mad yesterday is the following: why when I check my mail I always bump into commercial banners? Or news about Pippa Middleton? Why websites of important newspapers or search engines cannot help in giving visibility to the famine in the Horn of Africa that is taking place, NOW? Why nobody seems to care? Why do I need to bump into this kind of banner:


and not this one?


Why do people prefer to spend their time reading gossip about VIP instead of helping someone in need? There is nothing to OMG about it. I think media are not taking up their responsability, and if I think of MTV programs such as TEEN CRIBS and PARIS HILTON DUBAI BFF I become even madder! Sorry, but I couldn't keep it anymore! And what we should OMG about is that by deleting some countries from our knowledge of the world is making everything worse, because we are going nowhere. And possibly this economic crisis should make us think about an alternative solution, that is sustainable for the majority, not the minority of countries. I know, I am a dreamer...

2011-08-04

HOT! Pics from the DA VINCI store in BEIJING and MORE!

While the big fuss about the "Da Vinci case” was spreading in the Chinese media and before my post for the website Cineresie was published, I decided to go and have a look at the big store in Jianguomen (actually, it is more of a showroom, as it occupies 8,000 square metres). I went there on a Saturday morning, on July 16th.

I got to know that the shop moved next to the Friendship store (友谊商店) in 2006: this is a significant change, as the Friendship store, founded in 1964, has been the first and only store selling exclusively to foreigners and foreign goods in China (its status has changed over the years, as it now sells also to Chinese people and mainly sells Chinese goods...  this is really interesting: if, in the past, it could have warrant a foreign origins of goods and a sense of internationalisation, what could it guarantee now?).

 
1. View from the Da Vinci store (Friendship Store is on the right)

As I entered, some workers of the shop welcomed me and even though I made clear that I just wanted to have a look around, they literally excorted me around the store, as if they were bodyguards. I was not allowed to take pictures - of course, I asked for the permission! - but I was so bad as to take two, which I am happy to share with you in this post. Personally, I didn’t like the furniture they sell – too kitsch and cumbersome – and I kept wondering:
- who can afford to buy this "Western stuff" here in Beijing?
- who can fit such huge beds and sofas in a normal house here in Beijing?
I guess my worries are the reasons that make the majority of foreign enterpreneurs happy: China has rich people! Chinese people buy luxury goods! Oh yeah. I'm sorry, but I'm very skeptical about this semplicistic view.... anyway, my "tour guide" told me that people buy them, so no need to worry (at least for the foreign business people!). There was a third question going through my head, among others that I cannot share with you: would this kind of furniture sell in Italy or in any other country? Have a look here:

2. A luxury bed exposed in the Da Vinci store

The atmosphere in the shop was tense and, apart from me, there was only a couple of young Chinese (were they journalists???) Obviously, I didn't ask anything about the scandal, but I noticed that the labels of Italian furniture were simply saying "MADE IN ITL" (does it stand for "ITALY"?) and that the pieces of furniture of Ms. Tang (see the first post on the Da Vinci case) were not on sale anymore. I saw one piece of furniture of the same Italian brand Ms. Tang bought, and I thought it was very weird that the two doors of the wine cupboard opened both from the right to the left, which is pretty uncommon and surely not very practical.
Unfortunately, I was able to take just another picture in the only place where they didn't follow me: yes, the toilet!

3. A shot of the impressive luxury toilet in the Da Vinci store

The Da Vinci store in Beijing doesn't only sell furniture, but also ornaments, fabrics and jewelry. Later on, I found out that Ms. Phuan, beside holding a PhD. (the specialty, though, is never mentioned), is also a very creative woman and has her own line of jewelry. I selected here some of her most significant creations, all the pictures come from the website: http://www.dorisvinci.com/

4. "Renzo" 

"Renzo" is a casual example from the watches series, which boasts also other models, namely: Ilario, Iniga, Vitus, Viviana and Phaedra.

5. Doris

"Doris" is a piece of the Jewely series, which comprehends also other pieces, namely: Eterna, Fiore, La perla, Quadrato, Vertigo and Rossa.

6. Ellenico

"Ellenico" is a ring of the New Collection, that consists also of other pieces, namely: Merletto, Eternità, Polvere di stelle, Innamorato and Margherita.

It seems Italy and Italian names played a crucial role in the life of Doris Phua. In case you want to purchase Dr. Phua's jewelry but you don't happen to be in Beijing, China, or Asia, and find yourself in Italy instead, you still can go and check her store in Italy. As advertised on the website, the first store on the store locator section is in Italy, precisely in Como, "PLZZA SAN FEDELE NO. 5". 

7. Doris Vinci's store in Italy

LAST UPDATE: I just discovered that there is also an Italian website: http://www.dorisvinci.it, which advertises a second Doris Vinci store in Via Montesolaro 14/B, Cantù. I hope the collections sold in Italy don't have the blatantly Italian names of the ones that are sold in China and in Asia!

2011-07-24

The “Da Vinci case” and “Made in Italy” in China: how many mysteries still out there?

(The original version of this post was published on July 21, 2011, in Italian, at the following link: http://www.cineresie.info/il-“caso-da-vinci”-e-il-“made-in-italy”-in-cina-quanti-misteri-ancora-da-svelare/)


July 10, 2011, 12:25. The program Weekly Report on Quality (Meizhou zhiliang baogao 每周), broadcast by CCTV 13, dedicates a whole episode to a scandal that, in the blink of an eye, involves of the biggest retailer of luxury furniture in Asia: Da Vinci Furniture Ltd. Founded in 1978 by the Singaporean Doris and Tony Phua, throughout the years the company specialized in the distribution of “international furniture superbrands” (guoji chaoji jiaju pinpai 家居品牌) many of which, as proudly stated on the official website of Da Vinci China, are Italian: Armani Casa, Versace Home, Fendi Casa, Kenzo Maison, etc.
The episode – evocatively titled “The Da Vinci Code” (Dafenqi “jiema” 芬奇”) – described the story of Mrs. Tang who had spent 2.8 million yuan to buy a set of luxury furniture in the Da Vinci shop in Beijing, and later realized that the measures were not the same ones specified in the order, and that there was a strong smell of paint in her living room. Therefore, she went to the shop in order to receive some explainations, but she was told that the furniture she had bought, the majority of which was produced by the Italian company Cappelletti S.r.L., were entirely produced in Italy, with natural and high-quality materials, as guaranteed by the attached certification label 100% Made in Italy. This answer, though, didn’t satisfy Mrs. Tang who, thanks to her determination, gave birth to a real investigation.
The results of the researches carried out by CCTV for more than six months showed that Mrs. Tang had all the reasons to be doubtful. Da Vinci really commissioned the production of furniture similar to that of international companies to two Chinese companies: the Shenzhen Gold Phoenix Furniture International Group and the Dongguan Changfeng Furniture Co., Ltd., both based in Guangdong. The CCTV cameras showed double beds apparently identical to those exhibited in the Da Vinci showrooms, as well as other pieces of furniture very similar to those bought by Mrs. Tang branded Cappelletti. As observed by the journalist of CCTV, the difference from a Cappelletti double bed “Made in Italy” and one “Made in Italy Made in China” was hard to spot, but the price difference – once one had saw the production phases and the low quality materials used for the Chinese version – was easy to guess: 300 thousand yuan against 30 thousand yuan. The furniture produced by Changfeng resulted to be “out of norm” (bu hege 不合格) after the checks from the Chinese authorities.
The general manager of Changfeng, Peng Jie, confirmed that in 2006 his company started to produce furniture for Da Vinci, in particular models similar to those of the Cappelletti, Hollywood and Riva brands, reaching a value of more than 50 million yuan in 2010. This “high level” furniture were shipped from the Shenzhen harbour to Italy and then returned to China via Shanghai harbour. According the version provided by CCTV, Da Vinci was particularly careful in producing and handling the required documents, as – right in these years – it was getting ready to enter the stock exchange market. A milestone that today seems almost impossible to hit.
Right in Da Vinci’s face – “Monnalisa” Cry
July 13, 15:00. After three days of mediatic storm, Doris Phua, founder and CEO of Da Vinci, shows up at a press conference organized last minute and conducted by the vice general manager of the company, Huang Zhixin. Behind there, sitting in front of an array of journalists, there are the delegates of more or less twenty companies, the majority Italian and a few American, whose brands had been able to enter the Chinese market only thanks to Da Vinci’s mediation.
Once she reaffirmed that the luxury furniture she sells are 100% “Made in Italy”, Doris Phua passed the microphone to three Italian enterpreneurs, respectively: Antonio Munafò (CEO, Jumbo), Tino Cappelletti (CEO, Cappelletti S.r.L.) and Stefano Vagelli (general manager, Riva). As already revealed in an interview with Agi China 24, the Italian enterpreneurs first of all defended the italianicity of their “Made in Italy”,  but also showed their support to Da Vinci, and guaranteed that in many years they never had any problem and they trust their Chinese retailer; moreover, they expressed the opinion that the fraud as depicted by CCTV was really difficult, if not impossible, to committ.
Following, Doris Phua confirmed she had commercial contacts with Gold Phoenix and Changfeng, but avoided to give too many details. Then the press conference took the dimensions of a real tv show: a consumer on spot started to shout at the Da Vinci CEO, asking her to dismiss – or confirm – the truth of the facts as reported by the national television; an accident that lead Doris Phua to tell stories that had nothing to do with the press conference and, last but not least, made her burst into tears. In the middle of such a confusion, the poor journalists weren’t even allowed to have some time to ask questions, if not privately.
After the press conference, the “Da Vinci case” became a real media torment, capable of gaining some space not only on television, newspapers, magazines and online forums, but also on microblogs, whose authors deformed the most visual elements of the case in a very creative way, giving birth to many ironic “parodies” (egao ), like this one starring Doris Phua:


Some netizens, both Chinese and foreigner, also asked themselves whether those foreigners (amorously called laowai 老外 or yangren 洋人) who attended the press conference were really Italian enterpreneurs or actors who had been paid to provide the self-defence process of the Da Vinci CEO with a minimum amount of credibility.

The Show Must Go On – The Da Vinci “Code” Da Vinci (2)

July 17, 12:25. Exactly one week after the “Da Vinci case” began, another episode of the program Weekly Report on Quality is broadcast: The Da Vinci “Code” 2. This new episode concentrates on the control activities carried out by the State Administration for Industry and Commerce (SAIC) of Shanghai, that started right after the broadcast of the previous episode. The most revelant features are the discovering of Da Vinci’s “three capital sins” (san zongzui 三宗罪), that is to say: 1. misleading promotion; 2. lack of  quality standards of some products; 3. lack of indicating the country of origin and materials of some products.
From the results of the spot checks, it emerged that eleven stocks of furniture were produced in China and all went through the so-called “one-day journey” (yiri you 一日游): they were shipped from the Chinese cities of Haining and Ningbo and, very quickly, entered China via the free trade zone of Shanghai, acquiring – without any merit – the status of “original imported goods” (yuanzhuang jinkou 原装).
During the episode, the name of another famous Italian furniture company was pronounced: Poltrona Frau. The journalist from CCTV tells how, during the press conference held on July 13, a spokeperson of the Italian company stood up and announced that his company never dealt with Da Vinci. His position was later confirmed thanks to a live telephone call with the flagship store general manager in Asia (his name, though, was not revealed). Actually, Da Vinci presents itself as the ufficial retailer of Poltrona Frau brand, as testified by some previous articles online, the two companies in October 2010 actually signed an agreement, welcomed with drums and trumpets by the Italian media. The mystery becomes more hard to solve.
According to the famous lawyer Qiu Baochang, Da Vinci went against the “Law on Protection of Rights and Interests of Consumers”, the “Product Quality Law” and the “Advertising Law” of the People’s Republic of China, but could even be sanctionable according to the Penal Code, through reclusion, detention, pecuniary sanction and/or expropriation of goods. This is no joke.
The “Da Vinci case” and some reflections on “Made in Italy” in China…

Today, the “Da Vinci Case” has not been solved, on the contrary: who knows how many mysteries are still out there. While in Italy someone referred to a “furniture war between Italy and China” and someone else expressed a sense of victimism towards this “Chinese-style fraud”, here in China a strong debate is going on on how the country can get rid, once for all, of the stereotype  “Made in China” = “low price, low quality” (lianjia dizhi 廉价低), the tendency of “adoring the foreign goods” (chongyang meiwai 崇洋媚外) and the bad habit of producing “fake foreign brands” (jia yanghuo 假洋), fuelling a possible imminent wave of nationalist consumerism.

Nonetheless, the “Da Vinci code” can offer a precious opportunity to reflect about the status of “Made in Italy” in China also to us. As I already highlighted in a interview with Agi China 24, Italy is a country that has a privileged position in the Chinese imaginary, and this is why it is important to use in a clever and efficient way the values that make China curious, interested and near to us: first of all, our cultural heritage and “Made in Italy”. Paradoxically, Da Vinci – that before this scandal was considered a winning example – was able to do it, exploiting a fake Italian identity that, to our eyes, of course looks unfounded and stereotyped. The founders of the company chose the name “Da Vinci” just because it is easily associated with positive ideas, strictly connected to Italian culture, art, creativity and style, and surely contributed to provide the brand with an added value...after all, if the Da Vinci logo, with its curves and floreal patterns, is realized in a perfect Art Nouveau style, who cares?